Ogni anno, presso Rockonda, si svolgono i Campionati Nazionali di Rafting e di Packrafting. Oggi vi voglio raccontare di me, dei Campionati Assoluti di Packrafting… il mio grande amore!

Come ho già detto in alcuni articoli, il mio amore per questa imbarcazione è nato nella primavera del 2020, grazie a Rockonda, con l’arrivo del primo packraft in Italia, Toscana. Se non ricordo male, mi misero subito alla prova nella prima gara d’autunno. Ero assolutamente inesperta – o quasi – ma ci provai comunque.

Eravamo una decina nella categoria Senior Femminile. Terrorizzata dalle mie avversarie, tutte kayakkiste o guide esperte, mi lanciai nella mia prima competizione. Beh, sicuramente non arrivai tra le prime, ma fui fiera di me: non caddi in acqua, cosa che avrebbe comportato l’eliminazione, e non arrivai ultima, bensì sesta. Ero felicissima! Mi ero allenata poco, soprattutto nello slalom – e non si chiama così per caso! Credetemi, non è affatto facile: conta l’allenamento, certo, ma anche la prontezza, la concentrazione… e un pizzico di fortuna.

Passarono gli anni e dentro di me cresceva la voglia di imparare tutto ciò che c’era da sapere sulla navigazione. Premettendo che non si smette mai di imparare nella vita, sognavo un giorno di trasmettere quella gioia anche ad altri. Desideravo diventare istruttrice di packrafting. Ma c’era un “piccolo” dettaglio: per diventarlo, dovevo prima conseguire il brevetto da istruttrice di rafting. Dopo tanti “bagni”, sudore, formazione… ce l’ho fatta! Ma questa è un’altra storia, ne parleremo in un altro articolo.

Nel frattempo, tra il brevetto di rafting e quello di packraft, arrivò dicembre 2024: il mese della chiusura del Campionato Nazionale di Rafting e dei Campionati Assoluti di Packrafting.

Con molta esitazione mi iscrissi alla gara, spinta dal mio maestro e mentore, Daniele Corsi. Ero perplessa: erano passati quattro anni dalla mia prima e unica gara. Ero diventata istruttrice, sì, ma l’ansia da prestazione mi tormentava ancora. Di solito, nel packrafting si gareggia solo nello slalom, mentre nel rafting anche nell’RX. Ma quest’anno, per la prima volta, avevano inserito l’RX anche per noi del packraft!

In breve, l’RX consiste nello scendere tutti insieme lo stesso percorso: potete immaginare il caos, quasi un autoscontro sull’acqua. Impegnativo, ma anche incredibilmente divertente.

Due giorni prima della gara arrivò l’ordine di partenza: ero il numero 30. Guardando la lista, mi prese male. Eravamo solo 8 concorrenti – un numero già alto per questo tipo di gara e io gareggiavo nei Senior, pur avendo ormai quasi quarant’anni. E poi l’RX… non sapevo nemmeno le regole! Ma mi feci una risata e dissi: “Vediamo cosa ho imparato in questi anni!”

Il weekend prima eravamo tutti in acqua: gommoni, imbarcazioni leggere… un’ultima prova generale, conclusa con una bella discesa di gruppo.


Il giorno della gara!

Non sto neanche a dirvi che la notte la passai praticamente in bianco, abbracciata alla mia ansia da prestazione. Alle 9 del mattino, tutti alla base di Rockonda. Il campo slalom era già stato allestito il giorno prima, i cronometristi sistemavano gli ultimi dispositivi, i giudici avevano aperto i registri… ci siamo.

Scesero per primi i gommoni: uno spettacolo vederli manovrare. Quattro persone che pagaiavano all’unisono, facendo girare quell’enorme chiatta galleggiante chiamata “gommone” attorno alle paline, anche controcorrente. Nell’RX, uno spettacolo ancora più bello.

Poi, toccò a noi del packrafting.

Ah, mi stavo dimenticando: una delle cose più belle di queste gare sono gli allievi e i cadetti, dai 8 ai 13 anni, che partecipano con percorsi adattati alla loro età. Sono dolcissimi, determinati, e portano sempre un’energia contagiosa. Vederli pagaiare è una gioia.


La mia gara

Eccomi. È il mio turno. L’ansia si è trasformata in energia pura non appena ho messo il sedere nel mio packraft. Bastarono due pagaiate per ritrovare la calma. L’acqua… è il mio karma.

3, 2, 1… GO!
Partii tranquilla, senza esagerare. Tenni una pagaiata costante e controllata, in sintonia con la respirazione. Le prime due porte, in acqua piatta, sono le più noiose, soprattutto la seconda, che è controcorrente. Risalite quelle, ecco che arriva la corrente!

Le porte 3 e 4 sono in discesa: uno slalom veloce da una parte all’altra della rapida. Poi la 5, tutta a sinistra, con un “buff” sopra un masso: si può saltare in piena corrente o stringere sulla roccia della sponda sinistra e passare nel mezzo. Scelsi l’opzione che mi sembrava più fluida: passai tra la sponda e la roccia, e… atterrai perfettamente. Fortuna? Bravura? Chi lo sa!

Rientrai in “morta” per risalire la porta, senza perdere velocità, e traghettai sull’altra sponda. Ancora due porte: la 6 da passare in corrente, la 7 in risalita. Ultimo sforzo. Ero stanca, ma non mollai. Controcorrente, giro la porta… e via verso il traguardo! Le ultime pagaiate sono le più dure, ma anche le più cariche: si cerca di recuperare ogni millesimo di secondo.

Arrivai esausta, ma soddisfatta. Nella seconda discesa andai peggio: toccai una porta, penalità. Mi dispiacque tanto, ma confidavo nella prima prova.

Tornando su, qualcuno mi urlò: “Brava!” – mi fece sorridere, vedere che qualcuno ricordava la ragazza della prima gara di anni fa. Quando arrivai alla postazione di Rockonda, mi dissero: “Sei prima in classifica!”
Non ci credevo. Non ci credevo proprio.

La sera ero felice, ma non dissi niente a nessuno, dovevano finire la gara di rafting e i risultati sarebbero usciti ufficiali il giorno dopo. Solo chi mi era vicino in quel momento sapeva. Aspettai il podio.
E quando arrivò, fu magia.

La serata della vittoria… e l’RX del giorno dopo

La sera festeggiammo in grande stile: eravamo in tanti, da tutta Italia. L’arbitro, che in gioventù faceva il vocalist, animò la serata con una carica incredibile – potete immaginare quanto si ballò!
Non facemmo tardi: siamo sportivi a tutti gli effetti e, come sempre in queste occasioni, il giorno dopo ci aspettava la famosa gara RX.

Come da tradizione, a scendere per primi furono i gommoni. Fantastici! Prometto che allegherò dei filmati, perché meritano davvero di essere visti: spettacolari.
Poi fu il turno di noi del packraft.

La prima discesa prevedeva una suddivisione tra i migliori tre tempi e i tre peggiori, in modo da creare sfide più equilibrate. Ovviamente ogni atleta faceva due discese.
Quando toccò a me, mi veniva da ridere: due percorsi uguali, uno per ciascuna sponda del fiume, e la scelta di quale seguire era affidata al caso. Speravo di essere tra le fortunate a fare il percorso da sola…
Macché! Subito dietro di me avevo una concorrente appiccicata, non mi mollava un attimo. A un certo punto riuscì persino a superarmi! Ma alla prima risalita la recuperai, pagaiando più forte per impedirle di passare di nuovo. Tagliai il traguardo al secondo posto.
Sarò passata? – pensai. Come vi dicevo, non conoscevo bene le regole dell’RX…

E invece ce l’avevo fatta! Avanzai al turno successivo.

Pronta per il secondo giro, ancora una volta non fui tra le fortunate a gareggiare da sola. Arrivai per prima alla seconda porta, tutto sembrava andare per il meglio… finché altre due concorrenti non pensarono bene di travolgermi nel loro duello.
Mi ritrovai troppo lontana dalla risalita e alla fine conclusi al terzo posto.

Ma sapete una cosa? Mi sono divertita tantissimo.
L’RX è stato un vero gioco di gruppo: tra contatti, piccoli scontri e possibilità di finire a bagno, ci siamo sfidati ma anche divertiti da matti.
E, nonostante tutto, mi sono guadagnata il bronzo. Terzo posto.
Felice. Incredula. E con il sorriso stampato in faccia mi sono messa a ridere.

Una chiusura del 2024 col botto.

arrivò il momento; “Prima classificata, campionessa italiana Packrafting 2024: Andreotti Valentina, atleta di Rockonda!”

Premiata dal vicesindaco di Bagni di Lucca, che mi disse:
“Non pensavo fossi così brava!”
Io gli risposi sorridendo:
“Nemmeno io, fino a quel momento.”

Prima classificata Slalom
Terza classificata RX

Epilogo

Questa vittoria è stata molto più di una medaglia. È il risultato di anni di passione, cadute, risalite, allenamenti, sogni… e un amore grande, profondo, per l’acqua.
Ogni pagaiata è una parte di me, e oggi posso dire: sono davvero fiera del mio percorso.

E se oggi posso dire di essere arrivata al primo posto, lo devo a tutto ciò.
Lo devo a Rockonda, che ha creduto in me dal primo giorno. Lo devo a chi mi ha detto “brava” mentre risalivo la sponda senza fiato, a chi mi ha travolta durante una RX ridendoci sopra, e soprattutto a chi, come me, si innamora ogni volta dell’acqua, della sfida, e del brivido della pagaia.

E ora? Ora si guarda avanti. Con il cuore pieno di gratitudine… e il packraft pronto a nuove avventure.

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