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La mia avventura sul fiume: dal trekking al rafting.

Mi chiamo Valentina Andreotti e la mia avventura è iniziata quasi per caso nel 2014, grazie a una delle mie più care amiche. Un giorno mi invitò a un trekking a Bagni di Lucca, in Toscana. Tuttavia, appena arrivammo, ci rendemmo conto che l’attività che ci attendeva era ben diversa da una semplice escursione. Davanti a noi c’erano dei gommoni: eravamo arrivate alla compagnia di rafting Rockonda.

In meno di un’ora eravamo completamente equipaggiate con muta, casco, giubbotto di salvataggio e pagaia. Dopo un briefing intorno al gommone, ci spiegarono come tenere la pagaia, come pagaiare e i diversi comandi che avremmo dovuto seguire. La parte più importante riguardava la sicurezza.

“Molte persone che hanno partecipato a esperienze con Rockonda, come me, sono rimaste fedeli negli anni, trasformando tutto in una sorta di grande famiglia.”


Passarono gli anni, allontanati dal famoso e non scordabile lock-down, alla prima possibilità di un ritorno alla vita normale tornai subito a Rockonda, fù allora che Daniele Corsi, uno dei quattro soci fondatori, mi presentò il packrafting. Rockonda fù la prima base rafting in Toscana a introdurre questo tipo di natante, nato in Nord America. Il nome “packraft” deriva dalla sua capacità di essere sgonfiato e trasportato facilmente, permettendo di attraversare corsi d’acqua durante un trekking. Inizialmente usato su fiumi tranquilli, venne poi adattato per le acque bianche.

La mia prima esperienza fu un disastro: tra capovolgimenti e cadute in acqua, conclusi il percorso con un bel bagno e una sforbiciata in aria! Ma mi piacque ancora di più. La libertà di manovrare da sola, il silenzio interrotto solo dal fragore dell’acqua, la natura selvaggia intorno a me: tutto questo divenne per me una vera e propria oasi di pace.

“Mi innamorai follemente, giorno dopo giorno, bagno dopo bagno…e ovviamente anche di chi mi aveva fatto scoprire questo sport!“
Dalla passione alla professione
All’inizio il rafting era solo divertimento, ma con un compagno che era non solo uno dei fondatori di Rockonda, ma anche maestro di kayak, istruttore di rafting abilitato a guidare in tutti i fiumi del mondo, guida canyoning ed ex membro della nazionale di canoa polo… come potevo non farmi coinvolgere

Iniziai a vedere questo sport con occhi diversi: più navigavo con loro e con i clienti, più cresceva in me il desiderio di ottenere l’abilitazione per guidare e far vivere ad altri l’esperienza che tanto mi aveva cambiato la vita. Dopo due anni di packrafting, passai al gommone vero e proprio. Stabilire da quale lato guidare fù una vera impresa: essendo ambidestra, ci misi un po’ a scegliere, ma alla fine vinse la sinistra! Imparare questa disciplina non è semplice: serve tanta passione, dedizione e un po’ di fortuna, perché non tutti sono portati per questo sport, e lo si capisce solo provando.

La formazione è dura: bisogna imparare a leggere l’acqua, riconoscere correnti, eddyline, morte, rulli, nicchie e sifoni. La sicurezza è fondamentale: saper usare la corda, i moschettoni, il paranco e molto altro. Affrontai il primo esame per il tecnico di base in un freddissimo marzo, con l’acqua tra i 6 e i 10 gradi. Superai la prova, che comprendeva nuoto in corrente, salvataggio di sé stessi, recupero di persone e gommoni, oltre alla conduzione base. Il primo step era fatto, ma il più difficile doveva ancora arrivare.

L’esame da guida rafting
Avevo due mesi e mezzo per raggiungere una conduzione impeccabile del gommone, ma molti dubitavano che, con la mia statura, sarei riuscita a portare un gommone con sei adulti a bordo. Non ho mai perso fiducia: anzi, quelle perplessità mi resero ancora più determinata! L’esame finale fu intenso: cinque giorni in acqua gelida, tra interrogazioni, prove pratiche e conduzione.

I maestri ci mettevano alla prova con simulazioni realistiche: fingevono di essere clienti inesperti, e noi dovevamo guidare e fermarci nei punti indicati. Sbagliare era inevitabile, ma ogni errore diventava un’opportunità di apprendimento. Il giorno dell’esame ero piena di ansia. Dopo giorni di prove e correzioni, arrivò il momento della valutazione finale: gli istruttori si ritirarono per deliberare. Attimi interminabili. Poi, uno alla volta, chiamarono i partecipanti per comunicarci l’esito. Quando toccò a me, avevo il cuore in gola. Volevo superare l’esame non solo per me stessa, ma anche per il mio compagno, la mia guida delle guide.

Quando mi dissero che ce l’avevo fatta, fu un’esplosione di felicità! Ora dovevo solo accumulare esperienza, navigando e navigando. Non tutti superarono il corso, perché, come accade nelle formazioni serie, il brevetto non viene rilasciato automaticamente. Quel giorno ci furono festeggiamenti, e dopo pochi giorni feci il mio primo ingresso in acqua come guida con i clienti.

Un invito all’avventura
Se siete anche solo curiosi, vi consiglio di provare questa esperienza almeno una volta nella vita. Vi rimarrà nel cuore. E se, come me, scoprirete che la passione scorre nelle vostre vene senza una spiegazione razionale, non rinunciateci. Fatelo per voi stessi. Un giorno, questa potrebbe diventare anche la vostra oasi di pace e felicità.
@Istagram ➔ https://www.instagram.com/toscanapackrafting/

