
Come ho già raccontato, il mio approccio a questo mondo è stato del tutto inaspettato. Quando arrivai a Rockonda , nel marzo del 2014, dopo la mia prima esperienza con loro, fui invitata a scoprire un loro progetto: un tour di tre giorni tra rafting e canyoning in Slovenia.
All’inizio rimasi un po’ perplessa, non sapevo bene cosa aspettarmi… ma col passare dei giorni mi sono sentita sempre più incuriosita. Alla fine ho deciso di partire, insieme a due nuovi amici, Francesca e Lorenzo , anche loro curiosi di buttarsi in questa avventura.
La partenza
Partimmo da Pisa e ci dirigemmo verso San Miniato, dove ci aspettavamo i quattro soci fondatori di Rockonda: Daniele, Luigi, Fabio e Michele. Insieme a loro, un gruppo di altri partecipanti pronti a vivere questa esperienza adrenalinica.
Saremmo saliti tutti su un pulmino a nove posti, battezzato affettuosamente Serena .
Apro una parentesi: questa fu una delle pochissime spedizioni in cui tutti e quattro i soci fondatori riuscirono a partecipare insieme. E questa cosa, per me, rende il viaggio ancora più speciale. Tutti insieme sono come “amici miei”, quindi? Da lacrimoni !!!
Il viaggio da San Miniato fu lungo, circa quattro ore e mezza di autostrada. Ma si rivelò l’occasione perfetta per iniziare a conoscerci meglio, scherzare e ridere fin da subito. Eravamo un gruppo di “simpatici delinquenti”, in continua presa in giro e battute senza sosta. Insomma, ero già felice della compagnia: quando le persone sono quelle giuste, non hai preoccupazioni.
L’arrivo a Kobarid (Caporetto)
Finalmente abbiamo attraversato il confine: Slovenia , terra per me tutta nuova. La nostra meta era Kobarid , che in italiano conosciamo come Caporetto . (Piccola curiosità: alcune cittadine slovene, tra cui Kobarid, un tempo facevano parte della provincia italiana del Friuli Venezia Giulia.
Bovec e Kobarid: storia di confine
Le cittadine di Bovec e Kobarid (Caporetto, in italiano) si trovano nella splendida valle del fiume Soča, nel nord-ovest della Slovenia, vicino al confine con l’Italia. Storicamente, queste aree hanno vissuto numerosi cambiamenti di sovranità, trovandosi più volte al centro di conflitti e trattati internazionali.
Dall’Impero Austro-Ungarico all’Italia
Fino alla Prima Guerra Mondiale, Bovec e Kobarid facevano parte dell’Impero Austro-Ungarico. Durante la guerra, questa regione fu teatro della famosa Battaglia di Caporetto (1917), che portò alla rovinosa ritirata dell’esercito italiano oltre il Piave, segnando una delle sconfitte più drammatiche della storia militare italiana.
Dopo la guerra, con il Trattato di Rapallo del 1920, il territorio venne annesso all’Italia e incorporato nella Provincia di Gorizia, diventando parte della Venezia Giulia. Durante il periodo italiano (1920-1943), la popolazione slovena subì una forte italianizzazione forzata sotto il regime fascista.
Dalla Seconda Guerra Mondiale alla Jugoslavia
Con la Seconda Guerra Mondiale, il territorio fu nuovamente sconvolto: prima occupato dai tedeschi, poi conteso tra le forze jugoslave di Tito e l’esercito italiano. Nel 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, Bovec, Kobarid e gran parte della Venezia Giulia furono assegnate alla Jugoslavia e successivamente alla Repubblica Socialista di Slovenia, che faceva parte della Federazione Jugoslava di Tito.
Dalla Jugoslavia alla Slovenia indipendente
Con la dissoluzione della Jugoslavia nel 1991, la Slovenia dichiarò l’indipendenza, e queste città tornarono a essere parte di un nuovo Stato sovrano, rimanendo una delle zone più suggestive e ricche di storia del paese.
Altre città passate dall’Italia alla Slovenia
Oltre a Bovec e Kobarid, anche altre città e territori vennero ceduti alla Jugoslavia nel 1947, tra cui:
- Tolmino (Tolmin)
- Idria (Idrija)
- Nova Gorica, creata come alternativa slovena alla perduta Gorizia italiana
- Capodistria (Koper)
- Pirano (Piran)
- Isola (Izola)
Queste zone oggi fanno parte della Slovenia, ma conservano ancora molte tracce della loro storia italiana e austro-ungarica, visibili nell’architettura, nella cultura e nelle tradizioni locali.
Arrivati a Kobarid, abbiamo parcheggiato i furgoni e ci siamo fermati a mangiare in un paninoteca tipica. È lì che ho assaggiato per la prima volta i famosi čevapčiči – che io, da quel momento, soprannominai i cimiciulli , perché il nome originale era troppo difficile da ricordare!
Si tratta di piccoli cilindri di carne macinata e speziata (un mix di manzo, maiale e agnello), tipici della cucina dei Balcani. Sono simili a delle polpette allungate, o a mini salsicciotti senza budello, serviti con la mitica salsa ajvar , fatta di peperoni rossi e melanzane. Dire che era buona è riduttivo!
Il Ponte di Napoleone e il primo impatto con la natura slovena
Dopo pranzo ci portarono a visitare il Ponte di Napoleone , un ponte ad arco in pietra che attraversa il fiume Nadiža , noto per le sue acque cristalline e balneabili in estate.
Il nome si deve alla tradizione secondo cui le truppe napoleoniche lo attraversarono durante le campagne militari dell’Ottocento. Anche se il collegamento con Napoleone Bonaparte è più leggendario che storico, il nome è rimasto.
Rimanemmo tutti a bocca aperta: sembrava di essere ai Caraibi, ma eravamo in Slovenia!
L’ostello e gli arrivi sono una sorpresa
Da lì ci spostiamo verso la nostra sistemazione: un ostello completamente in legno, accogliente e caratteristico. Appena entrai, notai subito che c’erano più letti del necessario… Poco dopo iniziarono ad arrivare altri amici dei soci fondatori: i cosiddetti canoisti !
Non ricordo esattamente quanti fossero, ma due di loro mi sono rimasti impressioni: Paolo Roverani e Francesco Ricci , ad oggi i soci fondatori del famoso Canyon Park alle Strette di Cocciglia. Due persone squisite e simpaticissime!
Trekking alla Cascata Kozjak

Una volta sistemati, partimmo per un trekking che ci avrebbe portato alla Cascata Kozjak , alta 15 metri. Si trova lungo la gola del torrente Kozjak, sopra il fiume Isonzo (Soca) . Un angolo di paradiso nascosto in un canyon: spettacolare! Vi lascerò una foto per rendervi l’idea della sua maestosità.
La cena: l’Orso, il Golaž sloveno e la Slivovka
Si fece sera, e a cena Luigi, uno dei soci fondatori, mi disse che nei giorni successivi avremmo potuto assaggiare la carne d’orso, piatto tipico sloveno. Non ne fui entusiasta, ma sono sempre aperta a rispettare le usanze del posto, quindi mi preparai all’idea.
Quella sera, però, mangiammo il Golaž sloveno : uno stufato ricco e saporito a base di carne di manzo, cipolla, paprika dolce, spezie e vino rosso. Una vera bontà, tipica delle feste popolari slovene.
A fine cena, Michele – che ha origini slovene – ci offrì la famosa Slivovka o Slivovec : la grappa di prugne tradizionale dei Balcani. Si ottiene distillando prugne blu fermentate e ha una gradazione alcolica che varia dal 40% al 50%. La bevvi a fatica, ma non potevo tirarmi indietro!
Dopo la lunga giornata, la stanchezza iniziava a farsi sentire. La sveglia all’alba, il viaggio e tutte le emozioni vissute ci avevano letteralmente prosciugato le energie. Così, invece di cercare chissà quale avventura notturna, decidemmo di goderci un momento di pace ai piedi del fiume Soča, proprio sotto il nostro bellissimo ostello.
La notte era incantevole. Il fiume, con la sua acqua cristallina, sembrava vivo: rilasciava il calore accumulato durante il giorno, creando un velo leggero di foschia che avvolgeva tutto in un’atmosfera quasi surreale. Il cielo era un tappeto di stelle, limpido come non lo avevo mai visto, e il suono dell’acqua che scorreva dolcemente diventava una ninna nanna naturale, rilassante e ipnotica.
Ci sistemammo lì, seduti sulle rocce levigate, alcuni sdraiati sull’erba umida, altri ancora con i piedi nell’acqua gelida per rinfrescarsi. E poi, come sempre, iniziarono le risate. Quelle risate spontanee, quelle che nascono da un nulla, da un soprannome storpiato, da una battuta fuori posto o semplicemente dalla stanchezza che trasforma ogni cosa in qualcosa di divertente.
Ci prendemmo in giro per le nostre facce stravolte dalla giornata intensa, qualcuno cercò di raccontare una storia di fantasmi, ma fu subito interrotto da battute e schiamazzi. Un altro propose di fare il bagno notturno, ma dopo aver immerso un piede nell’acqua gelida, rinunciò immediatamente tra le nostre risate fragorose.
Rimanemmo lì a chiacchierare ancora a lungo, con l’aria fresca che ci accarezzava il viso e il suono del fiume che ci accompagnava. Era uno di quei momenti semplici, eppure perfetti, in cui ti senti esattamente nel posto giusto, con le persone giuste.
A poco a poco, uno alla volta, iniziammo a cedere al sonno. Alcuni si incamminarono verso le stanze, altri rimasero ancora un po’, distesi a guardare le stelle, cullati dalla magia di quella notte slovena.
Fu la conclusione perfetta di una giornata indimenticabile.
Il rafting sul Soča

La mattina dopo, tutti giù dai letti! Colazione veloce e distribuzione del materiale tecnico per la discesa di rafting.
Affrontammo i tratti commerciali del fiume Soča, con un briefing iniziale che spiegava come muoversi, i comandi, la sicurezza e una prova pratica: attraversare il fiume a nuoto, per capire la corrente, e simulare un recupero con il lancio della corda.
L’acqua era a 10 gradi, ma la muta aiutava… e quel colore caraibico del fiume rendeva tutto meno difficile, soprattutto in una giornata caldissima.
Il percorso era un alternarsi di rapide e tratti tranquilli. Il fiume Soča , con il suo azzurro intenso e trasparente, era meraviglioso. Si vedeva il fondale anche nei tratti più profondi!
Le rocce bianche di conformità calcarea, le montagne che ti circondano, la vegetazione rigogliosa… un paradiso naturale. Lungo il percorso, ammirammo anche la Cascata Boka , alta 144 metri: la più imponente della Slovenia e una delle più spettacolari d’Europa.
La giornata stava scorrendo in modo piacevole, tra adrenalina e risate. Le guide, sempre pronte allo scherzo, ogni tanto ci prendevano di mira e, con la scusa di testarci su come reagivamo alle cadute, ci buttavano giù dal gommone all’improvviso. Ovviamente, più che una prova di resistenza, era un puro divertimento per loro… e a noi non dispiaceva affatto! L’acqua era incredibile, di un azzurro trasparente, non smetterò mai di dirlo, sembrava quasi irreale, e le temperature erano perfette: rendendo ogni tuffo un piacere più che un imprevisto.
Ci prendevamo in giro a vicenda per le cadute più goffe e per i tentativi falliti di risalire sul gommone con un minimo di dignità. Qualcuno si aggrappava disperatamente alle corde, qualcuno cercava di issarsi con movimenti sgraziati, e le guide, ridendo sotto i baffi, facevano finta di aiutarci mentre in realtà ci rimandavano giù. Era un susseguirsi di schizzi, urla scherzose e risate fragorose che riecheggiavano tra le gole del fiume. L’energia del Soča ci travolgeva, e il divertimento era puro, spontaneo, di quelli che ti fanno sentire viva.
Arrivati allo sbarco, tra sorrisi e battute su chi era caduto più volte, ci siamo cambiati, abbiamo sgonfiato i gommoni e riposto tutto con la solita allegria che ormai ci accompagnava ovunque. Da lì, ci siamo diretti verso il paese per mangiare e bere qualcosa, con la fame tipica di chi ha passato ore tra acqua e sole. Dopo esserci rifocillati, siamo tornati all’ostello per una doccia e un cambio veloce, pronti per la prossima tappa: Bovec, un’altra splendida cittadina slovena, che un tempo faceva parte anch’essa del Friuli Venezia Giulia.
Bovec è una meraviglia, ribattezzata da me “la cittadina dello sportivo”, perché qui puoi fare davvero di tutto: zip line, mountain bike, trekking, escursioni al Triglav, rafting, canyoning e molte altre attività all’aria aperta. È un luogo vivo, pieno di turisti provenienti da ogni angolo del mondo, tutti accomunati dalla passione per l’avventura e lo sport.
Abbiamo iniziato la serata con una birra, scegliendo la leggendaria Laško Zlatorog, una pale lager che rappresenta uno dei simboli del birrificio di Laško, attivo da oltre 200 anni. Era fresca e dissetante, perfetta dopo la giornata intensa. Poi, con lo stomaco che brontolava di nuovo, ci siamo diretti a cena. Stasera trota e calamari! Un mix perfetto tra il pesce d’acqua dolce delle zone interne e il sapore del mare dell’Istria slovena.
A proposito di calamari, può sembrare strano che siano considerati un piatto tipico sloveno, eppure lo sono, soprattutto lungo la costa istriana. La Slovenia ha solo 46,6 km di costa, un piccolo tratto che si affaccia sull’Adriatico, comprendente Pirano, Capodistria e Isola. Nonostante sia breve, questa striscia di mare ha un’influenza fortissima sulla gastronomia locale, portando in tavola piatti a base di pesce e frutti di mare che ricordano molto la tradizione italiana e croata.
La cena è stata un successo: piatti deliziosi, ottima compagnia e un’atmosfera rilassata. Con la pancia piena e il morale alle stelle, abbiamo deciso di concludere la serata in grande stile e ci siamo diretti alla Pecora Nera, che all’epoca era una discoteca molto frequentata (oggi è rimasto solo un ristorante, ma ai tempi… quante risate!).
E qui le cose si sono fatte interessanti. Con un bicchierino di Slivovka – la grappa di prugne slovena – che costava solo 1,50 euro, potete immaginare come sia andata a finire! I brindisi si susseguivano, le battute aumentavano di livello e, tra un giro di grappa e l’altro, ci siamo ritrovati a ballare senza più alcun senso del tempo.
Il ritorno sul pulmino Serena è stato un’avventura a sé. A un certo punto, sembrava che i suoi nove posti si fossero moltiplicati: eravamo uno sopra l’altro pur di non dover prendere altri mezzi, ridendo come matti. Non chiedetemi come siamo arrivati ai letti… perché ancora oggi rimane un mistero! Ma una cosa è certa: ci siamo addormentati con il sorriso stampato in faccia e le mascelle doloranti per tutte le risate della giornata.
Esperienza nel Canyon Sušec

La mattina ci svegliammo, sorprendentemente, di buon’ora e in perfetta forma, nonostante le intense giornate trascorse. Era il nostro ultimo giorno, che peccato! Il tempo era volato, ma si sa… quando si sta bene, tutto passa troppo in fretta.
Per concludere in bellezza, ci aspettava un’ultima escursione, del tutto nuova per noi: il canyoning! Rockonda ci fornì tutta l’attrezzatura necessaria, ci fecero il briefing e, una volta pronti, partimmo entusiasti verso il Canyon Sušec, una delle mete più famose per il canyoning nella regione del fiume Soča, nei pressi di Bovec.
L’avventura inizia con una lunga camminata in salita nel bosco, un percorso impegnativo ma immerso nella natura incontaminata, che conduce all’ingresso del canyon. Da qui inizia la vera magia: un percorso che si snoda tra scivoli naturali, tuffi in pozze d’acqua cristallina, e discesa di cascate con l’aiuto della corda.
Il canyon offre anche la possibilità di passare lateralmente in alcuni tratti, così chi non se la sente di affrontare determinate discese o salti può scegliere un percorso alternativo. Questo rende l’esperienza ancora più accessibile e adatta a tutti, lasciando sempre la libertà di decidere fino a che punto spingersi.
Dopo aver vissuto l’adrenalina del canyoning tra scivoli naturali, tuffi e discese emozionanti, eravamo carichi di energia, ma anche consapevoli che la nostra avventura stava per giungere al termine. Una volta tornati al punto di partenza, ci siamo cambiati, abbiamo sistemato l’attrezzatura e ci siamo diretti verso l’ultimo pranzo tutti insieme, un momento speciale per rivivere i ricordi dei giorni passati. Tra brindisi, risate e racconti delle nostre imprese, sapevamo che questa esperienza ci aveva lasciato qualcosa di unico… ma soprattutto la voglia di tornare presto!
Caratteristiche del Canyon Sušec
- Dove si trova: il canyon è situato vicino al villaggio di Srpenica, a pochi chilometri da Bovec.
- Difficoltà: è considerato un canyon di livello facile-moderato, perfetto sia per principianti che per chi ha già esperienza nel canyoning.
- Durata dell’escursione: circa 2-3 ore.
- Periodo migliore: da maggio a settembre, quando il livello dell’acqua è ideale.
Esperienza nel Canyon Sušec
L’avventura inizia con una breve camminata in salita lungo un sentiero nel bosco, che conduce all’ingresso del canyon. Da qui inizia la vera magia: un percorso che si snoda tra scivoli naturali, tuffi in pozze d’acqua cristallina, e discesa di cascate con l’aiuto della corda.
Tra i momenti più emozionanti ci sono:
- Scivoli naturali: il canyon ha numerosi scivoli levigati dall’acqua nel corso dei millenni, rendendo la discesa un’esperienza divertente e adrenalinica.
- Tuffi: ci sono diverse pozze dove è possibile saltare da altezze variabili (da 1 a 7 metri), sempre sotto la guida degli istruttori.
- Cascata finale: alla fine del percorso, si può affrontare una discesa più alta in corda, per chi vuole un’ultima dose di adrenalina!
Perché visitare il Canyon Sušec?
- È un’esperienza unica, adatta a tutti, anche a chi non ha mai provato il canyoning.
- La bellezza naturale del luogo è impressionante: acqua trasparente, rocce scolpite e vegetazione rigogliosa.
- È una delle attività più divertenti e avventurose da fare nella valle del Soča.
- Nessuna esperienza richiesta, basta saper nuotare e avere voglia di avventura!
Se stai cercando un’attività che combini sport, natura e adrenalina, il canyoning nel Sušec è sicuramente un’esperienza da non perdere!
Slovenia: un viaggio che lascia il segno
Andammo a pranzo con un velo di malinconia. Era l’ultimo pasto insieme prima del rientro, e già sentivamo la nostalgia di quei giorni vissuti intensamente. La Slovenia ci aveva dato molto più di quanto avremmo mai immaginato. Per me, in particolare, era stata una rivelazione: un luogo che mi aveva aperto a un desiderio di libertà assoluta e di pace, quella pace che tutti cerchiamo, ma che non sempre riusciamo a trovare. Questa esperienza mi aveva riempito l’anima come poche altre cose nella vita.
Mentre eravamo a tavola, un pensiero mi attraversò la mente: “Ma l’orso? Perché non lo abbiamo ancora assaggiato?” Era stato un tormentone per giorni! Così andai da Luigi e glielo chiesi. Lui si voltò, mi guardò con un sorriso sornione e in un attimo scoppiò in una risata fragorosa, seguito da tutti gli altri. Ci ero cascata in pieno! La famosa carne d’orso non era mai stata sul menù… e io, da buona credulona, avevo abboccato alla grande! Ovviamente, da toscana quale sono, non potevo che rispondere a tono… e mandarli tutti bonariamente a quel paese tra le risate generali!
Signore e signori, ragazzi e ragazze, che dirvi…?
Credo che dalle mie parole traspaia chiaramente l’emozione che ho vissuto in questa avventura. Un viaggio che ha aperto il mio spirito, i miei occhi e il mio cuore a qualcosa di nuovo e inaspettato. Mi sono innamorata della Slovenia, un paradiso a due passi dall’Italia, che mi ha lasciato un brivido dentro… un brivido che, dopo tutti questi anni, non se n’è mai andato.
Se cercate un’esperienza che unisca avventura, natura, risate e un pizzico di follia, la Slovenia è la meta perfetta. Provate, partite, vivetela… e poi ditemi se non vi ha lasciato lo stesso brivido.









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